Ritrova il grande amore della sua vita dopo trent’anni

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Marina Abramović conosciuta in tutto il mondo come regina della performing art si presenta al MoMA di New York con una performance molto particolare chiamata “The Artist is present”.

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L’artista, di nazionalità serba, sette ore al giorno per tre mesi è rimasta  seduta, quasi immobile, ad un tavolo di fronte ad una sedia vuota occupata, di volta in volta, da persone del pubblico che volessero partecipare attivamente alla performance e mettersi in gioco in un incontro silenzioso con l’artista.

Ad un certo punto un uomo con la barba incolta e le scarpe da ginnastica ai piedi prende posto di fronte alla donna, non è uno sconosciuto, lei, incredula, lo riconosce, sorride e abbassa lo sguardo. Lo guarda ancora, l’atmosfera si gonfia di emozioni lontane e arrivano presto le lacrime. Restano in silenzio. Non possono parlarsi, le regole della performance non lo permettono ma iniziano uno scambio intenso e silenzioso di emozioni e sensazioni.

Abramovi-Ulay

L’uomo è l’artista tedesco Ulay, compagno artistico e di vita della donna fino al 1989. I due si conobbero nel 1976 ad Amsterdam ed iniziò subito un’importante collaborazione artistica. La coppia si esibì in numerose performance irriverenti che erano spesso oggetto di forti discussioni da parte degli addetti ai lavori. La loro storia d’amore durò circa dodici anni e si concluse in un atto simbolico nel 1988 con una performance artistica chiamata “The Lovers” in cui avrebbero attraversato la Muraglia Cinese in solitario, dai due estremi opposti, lui dal deserto del Gobi e lei dal Mar Giallo, per poi incontrarsi nel centro del percorso, abbracciarsi e dirsi per sempre  addio.

Marina e Ulay si separarono sulla Muraglia Cinese come d’accordo e per 23 anni le loro vite seguirono cammini separati fino al giorno in cui Ulay non si ripresenta al MoMA. Il resto lo dicono le immagini.

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