Olimpiadi 1968: La storia dell’uomo bianco nella foto

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17 Ottobre 1968, Olimpiadi di Città del Messico, la foto mostra la premiazione dei 200 metri maschili.

La medaglia d’oro va allo statunitense Tommie Smith che stabilisce il nuovo record del mondo con un tempo di 19”83. Sul secondo gradino del podio John Carlos, anch’egli americano mentre sul terzo gradino c’è l’australiano Peter Norman.

I due atleti afroamericani si presentano alla premiazione scalzi (simbolo di povertà degli schiavi afroamericani), con i pugni alzati nei guanti neri (simbolo del black power) e con al petto lo stemma bianco del Progetto Olimpico per i Diritti Umani in segno di protesta per la condizione dei neri.

L’immagine è fortissima, finisce immediatamente su tutte le prime pagine dei giornali e rappresenterà il più importante gesto di protesta mai avvenuto durante un’edizione delle Olimpiadi.

TommieSmith-JohnCarlos-PeterNorman

La fotografia ha fatto il giro del mondo, i due atleti americani sono passati alla storia, verranno ricordati come eroi, come uomini liberi che hanno avuto il coraggio di battersi per i propri diritti e per quelli di tutti i fratelli neri d’avanti al mondo intero ma prestate attenzione anche al terzo uomo nella foto.

Peter Norman era un bianco e veniva dall’Australia, un paese che aveva leggi di apartheid altrettanto dure ma quando capì cosa stavano facendo i due americani disse: “Io credo in quello in cui credete voi. Avete uno di quelli anche per me?“ indicando lo stemma del Progetto per i Diritti Umani sul petto degli altri due. “Così posso mostrare la mia solidarietà alla vostra causa”.

Quattro anni dopo Messico 1968, in occasione delle Olimpiadi di Monaco, Norman non fu convocato nella squadra di velocisti australiani nonostante avesse corso per ben 13 volte sotto il tempo di qualificazione dei 200 metri e per 5 sotto quello dei 100.

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Era il più grande sprinter australiano e il detentore del record sui 200, eppure non ebbe neppure un invito alle Olimpiadi di Sidney.

Norman morì improvvisamente nel 2006 per un attacco cardiaco senza che il suo paese lo avesse mai riabilitato. Al funerale Tommie Smith e John Carlos,  amici di Norman da quel lontano 1968, ne portarono la bara sulle spalle, salutandolo come un eroe.

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Solco il mare del web da quando ho memoria, lo faccio con una barchetta di carta dalle vele di zucchero. Mi nutro di notizie e storie curiose, le pesco ogni giorno quando muore il sole. Non ho fretta di raggiungere la terraferma, del resto perché fermarsi a guardare il sole che nasce quando puoi andargli incontro?

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