Titanic: non fu un iceberg ad affondarlo

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Secondo una nuova teoria il Titanic non sarebbe affondato per l’impatto con un iceberg ma a causa di un incendio che ne avrebbe fortemente indebolito lo scafo.

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Secondo una nuova teoria la causa dell’affondamento del Titanic andrebbe ricercata nel violentissimo incendio che coinvolse parte dello scafo ancor prima che lasciasse i cantieri di Belfast. La struttura, secondo la nuova ipotesi, sarebbe stata fortemente compromessa proprio nella zona dove poi avvenne l’impatto con l’iceberg.

La tesi che sta facendo il giro del mondo è quella Senan Molony, studioso del Titanic da circa 30 anni. Il giornalista irlandese ha recentemente avuto la possibilità di accedere a rarissime foto. In alcune immagini sarebbero chiari i segni neri di circa 9 metri lasciati dal fuoco sul lato destro dello scafo.

L’incendio sarebbe iniziato in un’area di stoccaggio del combustibile. Secondo le testimonianze, una dozzina di uomini avrebbero combattuto le fiamme per molti giorni. Le temperature avrebbero raggiunto i 1000°, indebolendo in maniera significativa la forza dell’acciaio dello scafo.

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Agli ufficiali di bordo fu vietato di parlare dell’incendio con i passeggeri e al porto di Southampton, la nave fu stranamente ormeggiata in verso contrario a quanto programmato. Decisione presa proprio per nascondere il punto incriminato agli sguardi indiscreti del pubblico.

Questo fatto ha aperto nuovi scenari. Il fuoco potrebbe non essere stato del tutto spento e aver covato sotto le montagne di carbone quando la nave partì, e potrebbe essere uno dei motivi per cui il Titanic navigasse a grande velocità.

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Infatti, secondo Molony, l’unico modo per tenere a bada il carbone era quello di metterlo nell’unico posto possibile, la fornace, il che spiegherebbe il perché dell’alta velocità del transatlantico.

Questo nuovo scenario non cambia la storia perché il Titanic colpì comunque un iceberg. La vera domanda adesso è se lo scafo, integro, sarebbe stato in grado di reggere l’impatto.

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Solco il mare del web da quando ho memoria, lo faccio con una barchetta di carta dalle vele di zucchero. Mi nutro di notizie e storie curiose, le pesco ogni giorno quando muore il sole. Non ho fretta di raggiungere la terraferma, del resto perché fermarsi a guardare il sole che nasce quando puoi andargli incontro?

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